Si può essere sovversivi chiedendo che le leggi vengano rispettate da chi ci governa (Ennio Flaiano)

domenica 18 dicembre 2011

Beata ignoranza

Al mio post di sabato 10 dicembre su Chiesa e ICI, (http://www.augustoairoldi.com/2011/12/la-chiesa-paghi-lici-lobiettivo-e-ben.html) Roberto G. ha lasciato un commennto che mi porta a tornare in argomento. Scrive Roberto:
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Caro Airoldi,
in questo post hai scritto che “non esiste alcuna norma che esenti la Chiesa cattolica in quanto tale dal pagare l'ICI sugli immobili adibiti ad attività commerciali”.
Sul periodico della vostra amministrazione “Saronno Sette” i tuoi alleati socialisti scrivono (oggi, sabato 17/12) esattamente il contrario. Se vai a pag. 6 in un articolo a firma PSI intitolato “I socialisti chiedono equità e giustizia sull’ICI”, troverai che “anche la Chiesa, che è esente dal pagamento dell’ICI sugli immobili commerciali, è più che mai chiamata a contribuire”. E poco più avanti: “i socialisti conducono battaglie da anni per eliminare l’esenzione sugli immobili commerciale ecclesiastici”.
Come la mettiamo, caro Airoldi? Chi è che bara: tu o i socialisti? Ma se anche a barare fossero i tuoi alleati, mi spieghi come fate a stare assieme a loro?
Ciao
Roberto G
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Gentile Roberto G., il tuo riferimento è al numero del periodico "Saronno Sette" reperibile all'indirizzo più sotto riportato.
Sicuramente a barare non sono io. Confermo: non esiste norma nel nostro ordinamento che esenti la Chiesa cattolica dal pagare l'ICI sui suoi immobili a destinazione commerciale. E ci mancherebbe, aggiungo. Sarebbe un privilegio inaccettabile e come tale è escluso dalle leggi di uno Stato di diritto quale è l'Italia. Ma come ho già scritto nel post cui ti riferisci, se qualcuno può dimostrare il contrario, si faccia avanti. Così pure se qualcuno ritiene di conoscere situazioni di irregolarità, elusione o evasione, piuttosto che scrivere articoli, meglio farebbe a rivolgersi all'autorità giudiziaria.

Le esenzioni, laddove previste, sono limitate alle attività non a scopo di lucro e da chiunque poste in essere: cattolico, non credente o diversamente credente.
Se invece si vuol sostenere che una mensa gestita dalla Caritas o da qualsiasi ente non-profit, dove un poveraccio riceve gratuitamente un pasto caldo, un cappotto e magari può farsi una doccia nel prefabbricato attiguo, deve pagare l'ICI al pari di un selfservice gestito da un grande gruppo industriale che fa (legittimamente) affari con i cd ticket restaurant, dico ad alta voce di essere totalmente contrario. In altre parole: vogliamo dire che il mondo della solidarietà debba essere tassato al pari di quello del business? Sono contrario.  Anche perchè a rimetterci sarebbe lo Stato. Ma temo che questa sia la vera posta in gioco.

In quanto all'articolo da te citato, (reperibile al seguente indirizzo: www.comune.saronno.va.it/upload/saronno_ecm8/gestionedocumentale/SARONNO%20SETTE_40_bassa_784_10830.pdf ) che dire: le affermazioni che hai riportato sembrano frutto di ignoranza abissale.

Peraltro, conoscendo personalmente buona parte degli esponenti PSI della mia città, rifiuto di credere che qualcuno di loro possa essere caduto in un errore tanto sesquipedale.  Sono certo che non tarderanno a chiarire tutto.
In caso contrario ne sarei sinceramente sconcertato. Ma quel che più conta, mi vedrei costretto a rassegnarmi al fatto che gli epigoni di quello che fu un grande partito, conducono oggi battaglie culturalmente residuali.

lunedì 12 dicembre 2011

De Gasperi, i soldi e gli stipendi dei politici

Erano gli inizi degli anni Cinquanta, l'Italia era appena uscita dalla tragedia di una guerra perduta, i profondi segni dei bombardamenti erano sotto gli occhi di tutti, la miseria era profonda, ma grazie agli aiuti che arrivavano dall'America, si intuiva la rinascita. La Regione autonoma Trentino-Alto Adige era guidata dall'l'intelligenza di Tullio Odorizzi.

L'avvocato ricordava volentieri gli innumerevoli colloqui con De Gasperi, che «mi accordava facilità d'incontro, mi dava consigli, lo potevo vedere sempre. Fra noi che eravamo giovani e lui che era al vertice della Democrazia Cristiana, non c'erano rapporti di sudditanza né di venerazione, ma di semplicità, di cordialità. Era il fratello maggiore, era il maestro, era l'amico. Non faceva pesare la sua autorevolezza, né la sua cultura. Che era vastissima». In quegli anni, i giovani della Dc lavoravano con entusiasmo, con dedizione e con l'orgoglio di sentirsi importanti. «Per alcuni mesi» - ricordava Odorizzi - «lavorammo gratis perché il messaggio di Degasperi era chiaro: la politica è servizio rivolto ai cittadini, non deve lasciare spazio al lucro e alle ambizioni personali.

Ma alcuni protestarono perché dovevano sostenere delle spese e «non riuscivano a mandare avanti la famiglia» né a pagare la benzina per il "Guzzino". «Così approvammo una delibera che elargiva quaranta mila lire al mese a ciascuno di noi. Quella somma era, più o meno, lo stipendio di una dattilografa.

Degasperi venne informato, si arrabbiò e mi telefonò nel cuore della notte - all'epoca costava meno telefonare dopo le 22 - dicendomi con voce infastidita e severa, dove era finito lo spirito di dedizione, perché bisogna dare, dare e mai chiedere e perché bisognava fare il nostro dovere fino in fondo e a qualunque costo.
Balbettando, gli risposi: Presidente, le spiego, ma lui non voleva sentire ragioni. Ma quando lo rividi a Roma e gli riferii dei disagi dei consiglieri, mi disse: se le cose stanno così, hai ragione. Però fai in modo di ridurre al minimo, proprio al minimo, la questione del denaro, altrimenti la politica diventa un mestiere come ogni altro. Mi sentii assolto e ancor di più stimolato. Poi l'insegnamento di Degasperi è stato stravolto, tradito e l'onestà nella politica resta solo il ricordo di un'epoca breve». Che è tramontata.

sabato 10 dicembre 2011

La Chiesa paghi l'ICI? L'obiettivo è ben altro!

«Se vi sono casi concreti, nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, l’abuso sia accertato e abbia fine».

Concordo con la dichiarazione rilasciata ieri dal card. Bagnasco. E osservo che se fosse arrivata con qualche anticipo, male non avrebbe fatto.

Peraltro, nel nostro ordinamento, non esiste alcuna norma che esenti la Chiesa cattolica in quanto tale dal pagare l'ICI sugli immobili adibiti ad attività commerciali. Chi non concorda è pregato di citarla.

Piuttosto ne sono esenti tutte le attività religiose, non commerciali e sociali non a scopo di lucro, da chiunque poste in essere. E il parere di chi le vive è unanime, trasversale ad ogni parte politica e convincimento religioso. Il presidente dell’ARCI Paolo Beni non ha dubbi: l’esenzione dall’Ici per chi fa attività sociale? «È sacrosanta e va mantenuta». Con lui Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro, che assiste le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali in tutta Italia. «Se un’attività è commerciale è giusto che paghi l’Ici come prevede la legge, ma è impensabile colpire qualcuno solo in base alla sua appartenenza. La preoccupazione è che nel tentativo di fare cassa si stia accendendo una lampadina su tutto il settore non profit».

Il timore di Bartoli èsicuramente fondato e il defunto governo Bossi-Berlusconi-Tremonti ha dato ampia prova nell'accanirsi contro il non profit, anche in questo totalmente assecondato da quella parte di mondocattolico che lo ha colpevolmente sostenuto.

Ma il mio timore va oltre quello di Bartoli. Quella scatenata dai soliti Radicali e appoggiata da MicroMega è un'offensiva che vuole porsi su un piano molto più ambizioso: quello culturale che sorregge il nostro modello sociale. 

Alimentare giudizi sommari, viscerali, non documentati, (leggere gran parte di quelli che appaiono sul gruppo FB "Facciamo pagare l'ICI alla Chiesa Cattolica" per credere) ha l'obiettivo di mette a rischio un sistema di solidarietà e di sostegno ai più deboli, che è un tassello fondamentale della coesione sociale del nostro Paese. Un'operazione che va ben al di la dei "soldi" che lo Stato potrebbe recuperare se i comuni scoprissereo soggetti evasori sul loro territorio (cosa che mi auguro facciano sempre più assiduamente).  Che tende a sgretolare l’identità stessa di un popolo che ha nella solidarietà e nella capacità di costruzione di reti sociali una delle chiavi del suo ben-vivere.

Se, come probabile, dietro questa facciata c'è il disegno di arrivare a una società ancor più individualista, svincolata da ogni appartenenza identitaria, slegata da ogni rete, (e saldamente nelle mani di chi tiene le fila del potere) quale miglior occasione perchè credenti e non credenti conducano una comune battaglia?
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venerdì 18 novembre 2011

Maggioranze bulgare? Minoranze qualificate!


Avrà pure ottenuto maggioranze bulgare, il Governo Monti.
Ma sorprende quanto qualificata sia l'opposizione:


Trota Senior, il vegliardo

Domenico Scilipoti, il costituzionalista

Giulianone Ferrara, l’allievo (di Scilipoti)

Alessandra Mussolini, la nostalgica.


giovedì 17 novembre 2011

Il Governo inevitabile dalle premese incoraggianti

E’ improba la sfida che attende il Governo Monti. Soprattutto se la vuole affrontare, finalmente, con la dovuta attenzione al tema dell’equità. Che è poi quella della tenuta del tessuto sociale. Il giudizio va quindi sospeso in attesa dei primi, urgenti, provvedimenti.

Ma più di una premessa incoraggiante sembra già essersi manifestata. E induce ad un, seppur cauto, ottimismo.

Un Presidente del Consiglio che prende la parola, si rivolge ai cittadini e lo fa senza contare balle: ci eravamo scordati che potesse accadere anche in Italia.

Un Governo dove 3 dicasteri assai delicati sono affidati ad altrettante donne. Che sono li senza aver posato per qualche calendario, senza essersi rifatte le tette o mostrato le giarrettiere in TV. Semplicemente perché competenti.

Un Governo a trazione Lombarda, il più “nordico” delle storia della Repubblica, che vede Trota senior e la sua corte dei miracoli saldamente all’opposizione. Finalmente superata l’ubriacatura del federalismo di stampo leghista si potrà valorizzare il profondo autonomismo che impregna la nostra Costituzione, nel quadro di una grande coesione nazionale.

Un Governo che riconosce come integrazione e cooperazione internazionale sono due facce della stessa medaglia. Dopo gli anni della Bossi-Fini e del lavoro sporco che Maroni aveva affidato all’amico (di Silvio) Gheddafi, l’Italia potrà tornare a riappropriarsi del suo ruolo storico di interlocutore con l’altra sponda del mediterraneo.

Ma sarà sopratutto un governo che dovrà chiedere sacrifici duri ed estesi nel tempo; che dovrà districarsi tra le insidie infide della finanza e della speculazione internazionali. Troppo presto per dire se la presenza di Passera sarà un valore aggiunto o una macina al collo.

Da ultimo, avrebbe conquistato da subito la fiducia degli italiani il Presidente Monti se, presentandosi alle Camere, avesse detto tra l'altro: “il mio Governo ha deciso di ridurre del 50% il compenso dei suoi  ministri e chiede ai parlamentari di fare altrettanto”.

mercoledì 26 ottobre 2011

Il PD che non c'è

«Signor ministro dell’Economia e delle Finanze, per incarico del presidente della Camera dei deputati, Le comunico che l'Ufficio di presidenza ha deliberato di mantenere l'importo della dotazione per l'anno finanziario 2014 nella medesima misura già prevista per gli anni 2012 e 2013. L'importo della dotazione richiesta per ciascun anno del triennio 2012-2014 è quindi pari a euro 992.000.000». Firmato: il segretario generale Ugo Zampetti.

In altre parole, la Camera dei Deputati ha deciso di non ridurre di un solo Euro i suoi costi per i prossimi tre anni: continuerà a costare circa 1 miliardo di Euro all'anno, di cui la metà per stipendi e vitalizi.  Ne consegue che la riduzione del 50% del numero dei parlamentari è svanita. Oppure, la metà rimanente, si raddoppierà lo stipendio.

Giudicare vergognosa questa decisione significa alimentare l’antipolitica? Allora corro questo rischio. Non voglio essere accomunato ad una classe politica che mette i suoi privilegi al di sopra di ogni necessità e urgenza degli italiani.

Giudicare dei rinnegati i deputati del PD non fanno sentire alto il loro dissenso da questa scelta significa rischiare la sospensione dal partito? Allora corro questo rischio. Non è questo il PD per il quale spendo la mia faccia. Anzi: non è questo il PD. Accondiscendere queste scelte significa negare i valori fondativi del PD. Poco importa che le altre forze politiche possano giudicare "normale" questi comportamenti.

Esprimo una convinzione che sono certo sia largamente condivisa dalla nostra base: se il PD vuole diventare un partito credibile agli occhi degli elettori deve fare scelte non equivoche su queste materie. Ridurre del 50% il numero dei parlamentari è un processo lungo e dai pesanti riflessi sulla rappresentanza democratica. Ridurre del 50% la loro retribuzione è un processo rapidissimo: basta volerlo.

Le prossime elezioni devono essere l'occasione per portare in Parlamento rappresentanti di un PD più coerente ai valori che proclama, ma fatica a praticare.

Un PD che, purtroppo, adesso non c'è.

venerdì 21 ottobre 2011

Cui prodest scelus, is fecit

Era un criminale, Mu’ammar Gheddafi . Il suo era un regime fondato sulla violenza e sul sopruso. Sul rifiuto di ogni forma democratica . Per anni il leader libico ha sostenuto il terrorismo internazionale. Forse la sua fine non poteva essere diversa. Diversa dalla fine di quasi tutti i tiranni sanguinari quando la loro dittatura viene travolta e finisce in modo cruento.

Era un criminale blandito dalle democrazie europee, Mu’ammar Gheddafi. Che fondano i propri regimi su Costituzioni democratiche. Ma ispirano il proprio agire al più prosaico “pecunia non olet”. E la sua morte fa più comodo a molte di esse più di quanto sia utile al popolo libico. Da un suo processo in sede internazionale sarebbero emersi fatti e particolari alquanto imbarazzanti; inconfessabili. Forse anche per questo, da molte cancellerie, sono venute dichiarazioni di soddisfazione. Tanto affrettate quanto improprie, a ben vedere. Difficili da conciliare con le norme del diritto internazionale che pure governi e governanti dicono di rispettare.

Le immagini della cattura e degli ultimi momenti di vita del rais sono state rilanciate dai media quasi fossero uno spettacolo di eccellenza; di rilevanza internazionale. La rete, con la sua pervasività e capillarità globale, ha fatto il resto. La giusta esultanza di un popolo per la fine di un regime è stata equiparata allo scempio di un cadavere calpestato. 

Ma la morte non meno che la vita di un uomo meritano rispetto. Indipendentemente dalle responsabilità di questi quando era in vita. Farne spettacolo non costruisce nulla. E’ una barbarie. Paragonabile a quelle di cui il colonnello si è reso responsabile nei 42 lunghi anni di regime.

martedì 18 ottobre 2011

I numeri di Caritas e Citigroup

Ieri e' stato presentato il rapporto annuale sulla poverta' in Italia curato da Caritas e Fondazione Zancan. I dati sono impressionanti: sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertà, pari al 13,8% della popolazione; il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. Il 76,1% di essi non studia e non lavora. Le richieste di aiuto ai centri di aiuto Caritas sono aumentate dell'80%, in gran parte sono cittadini italiani.

Ieri il colosso finanziario Citigroup ha comunicato l'utile del terzo trimestre 2011: 3,8 miliardi di dollari con un incremento del 73,8% rispetto al medesimo periodo del 2010. E' appena il caso di ricordare che Citygroup e' stata sull'orlo del fallimento nel 2009, pochi mesi dopo Leman Brothers, ed e' stata salvata da massicce iniezioni di aiuti da parte del tesoro americano, cioe' di tasse pagate dai cittadini statunitensi.

Solo la povertà aumenta più rapidamente degli utili di Citigroup!

Comunque la si pensi, fenomeni pervasivi come i cosiddetti "indignati" non si spiegano senza tenere conto di esempi come quelli qui accennati.
Non e' quindi difficile prevedere una ulteriore espansione delle proteste che, tralasciando fenomeni tanto violenti quanto, fortunatamente, marginali, coinvolgono ormai ampie fascie sociali.
Ricorda il prof. Zamagni che i governi occidentali si trovano alle prese con un modello di capitalismo che non funziona più', perchè superato dalla globalizzazione. 
Alcuni di questi governi si stanno dimostrando totalmente incapaci, anche sotto il profilo culturale, ad affrontare la situazione anche a causa di una credibilità ormai nulla.

Voi, il Governo Berlusconi, lo mettereste tra questi?

sabato 15 ottobre 2011

Roma brucia e Berlusconi distribuisce prebende

Roma a ferro e fuoco per un intero pomeriggio. Unica città tra l'ottantina che nel mondo hanno ospitato le manifestazioni degli indignati. Feriti, danni per decine di milioni e il significato della manifestazione espunto dai commenti giornalistici.

Chi è il maggiore responsabile di tutto cio? Assegnerei  un ex aequo tra il centinaio di (criminali) violenti che hanno scatenato la catastrofe ed il ministro Maroni che non è stato capace di prevenire il disastro annunciato.
Un ministro dell'interno che non sa garantire la sicurezza e l'ordinato svolgimento di una manifestazione annunciata, autorizzata e pacifica, che consente a centinaia di professionisti dello sfascio di spadroneggiare per un intero pomeriggio, dovrebbe dimettersi. Ma per farlo dovrebbe avere un sussulto di dignità. Evidentemente non è il caso del nostro Paese.

Se la manifestazione fosse stata pacifica ora si discuterebbe del merito della protesta. Ci si confronterebbe sui problemi reali e sulle (difficili) soluzioni. Ma sarebbe inaccetatbile per un Governo e un Presidente del Consiglio tanto afasico nel rispondere ai problemi del Paese quanto munifico (e rapido) nel premiare chi gli garantisce sopravvivenza politica.

mercoledì 12 ottobre 2011

Spacciatori

Sono stati dei leader De Gasperi e Moro, Togliatti e Berlinguer? Certamente si. Sono mai stati “il partito del leader” la Dc ed il PCI? Assolutamente no. Sono (stati) dei leader Bossi e Berlusconi? Forse si. Sono identificabili in loro due la Lega e Forza Itala / PdL? Senza dubbio. Anche per questo DC e PCI sono sopravvissuti a molti leader, mentre Lega e FI / PdL si dissolvono contemporaneamente alla fine politica di chi li ha creati.

I pusher della Lega hanno spacciato per anni uno stupefacente politico dalle devastanti dipendenze: la secessione. Uno stupefacente la cui privazione genera esplosive crisi di astinenza. Quanto accaduto domenica scorsa a Varese ne è esempio eclatante.

Berlusconi è riuscito a far crescere FI ed il PdL sul nulla. La sua inarrivabile capacità, impossibile non riconoscerlo , è stata di spacciare questo nulla per un modello sociale credibile. Per molti, addirittura desiderabile.

Ora che l’infingimento non regge più, eccoci al redde rationem. Basta uno Scaiola per far esplodere il PdL. Basta uno Scilipoti perché la (ex) maggioranza imploda e non riesca ad approvare la legge di bilancio. Basta un congresso provinciale per far esplodere la Lega.

Avranno pure peccato di grande leggerezza i molti cittadini che hanno votato Berlusconi e la sua corte dei miracoli.

Ma possiamo dire che l’Italia si è meritava questa banda di spacciatori del nulla? Credo di no.

venerdì 7 ottobre 2011

Elogio della coerenza

Prendo le distanze da chi si mostra scandalizzato per l’ultima trovata di Berlusconi: chiamare “forza gnocca” il suo partito.

Cosa c’è di nuovo o di diverso rispetto al Berlusconi che conosciamo?
L’espressione è volgare? Ma B. è un uomo volgare.
L’espressione è sessista? Ma B. è da sempre sessista.
L’espressione è inconcepibile per un uomo delle Istituzioni? Ma che c’entra B. con le istituzioni democratiche?

Si potrebbe continuare, ma non serve. Con questi suoi comportamenti, B. altro non è che coerente con se stesso. Forse, complice l’età, l’incipiente demenza senile prende il sopravvento più frequentemente che in passato. O forse no, se consideriamo che già lo scorso anno si era comperato il letto di Napoleone con annesso baldacchino.

Nulla di nuovo, si potrebbe quindi dire. Nulla che scandalizzi "di più".
E aggiungere che il vero dramma per questo Paese è avere un Presidente del Consiglio che tiene il Parlamento inchiodato a discutere di intercettazioni telefoniche dopo averlo condotto sull’orlo del baratro economico-finanziario. Che non è in grado di scegliere il Governatore di BankItalia. Che prepara l’ennesimo condono. Che non è in grado di rendersi conto della situazione del Paese perchè vive, ormai dissociato dalla realtà, in una sorta di iperuranio popolato da cortigiani plaudenti.

Che oggi non ha trovato di meglio da fare che volare a Mosca per il compleanno di Putin.

La democrazia è un sistema di governo meraviglioso e delicato all stesso tempo. Votare con la pancia, piuttosto che con il cuore e il cervello, porta ad avere Berlusconi alla presidenza del Consiglio dei Ministri (Bossi alle riforme, Calderoli alla semplificazione, Maroni agli interni, Gelmini nel tunnel della pubblica istruzione e ricerca, ...).
Se lui è li e si è circondato di una tale corte dei miracoli, la responsabilità è dei molti che lo hanno votato. E di chi non ha saputo spiegare in modo convincente perchè votarlo ci avrebbe condotti tanto in basso.

Più che scandalizzarci, serve far tesoro dell'errore per evitare di ripeterlo.
La notte sta per terminare.

sabato 1 ottobre 2011

L'italia, un Paese da ricostuire/3

"Costituzione, democrazia e partecipazione".
Il tema e' senza dubbio significativo. Ma la situazione che vive il nostro Paese e' talmente preoccupante che anche un uomo mite quale sicuramente e' il prof. Valerio Onida, parte all'attacco. "Siamo in una fase in cui il senso delle istituzioni sembra perduto. L'attacco alla magistratura degli ultimi 15 anni e' talmente furioso da rendere impossibile affrontarne i problemi che pure ci sono. La ricostruzione di un tessuto istituzionale comune e' una tale emergenza da essere assolutamente prioritario rispetto a qualsiai pur legittima scelta politica".

Gli ha fatto eco poco dopo un altro costituzionalista, il prof. Roberto Zaccaria. Zaccaria che ha elencato le intenzioni della maggioranza Bossi-Berlusconi in merito alle modifiche ad articoli della Costituzione calendarizzati alla Camera dei Deputati per i mesi di Ottobre e Novembre. Questa maggioranza che per anni ha annunciato tutto senza mai fare nulla, si prepara ora, in assoluto silenzio, a sgretolare l'integrita' costituzionale modificando gli artt. 41, 45, 81, 97, 118 oltre al Titolo IV.

Di fronte a questo scenario che vede la Costituzione prossima ad essere smembrata, come non chiedere come reagirebbe un uomo come Giuseppe Dossetti.
Traggo una lezione da questo interessante dibattito: puo' il PD non farsi carico di opporsi a questo sfacelo in modo molto più' incisivo di quanto fatto sino ad ora?

L'italia, un Paese da ricostuire/2

Interessante e articolato il dibattito tra Massimo Mucchetti e Alessandro Profumo questa mattina qui al convegno dei DemocraticiDavvero.
Proposte, in parte, non sempre coincidenti, come opportuno in un dibattito su un tema complesso come quello della crescita nella equita'.

La mia maggiore vicinanza alle sottolineature di Mucchetti, più' attento ai temi del lavoro, del welfare e delle relative scelte politiche, non mi esime dal ricordare l'assoluta lucidita' con la quale Profumo ha esaminato le maggiori tematiche dell'internazionalizzazione delle imprese e della globalizzazione dei mercati.
Tra l'altro Mucchetti si e' detto favorevole ad una patrimoniale "più" aggressiva di quella che sta proponendo il PD". Da ultimo ha ipotizzato per "Europa, la nascita di un governo politico. "a trazione tedesca" cosi' come quello dell'unita' d'Italia fu a trazione piemontese.

Finale a sorpresa della mattinata quando Rosy Bindi, pochi minuti fa, ha chiesto ad Alessandro Profumo cosa ne fosse della sua riflessione circa un possibile impegno politico con il PD.
La risposta e' stata la seguente: confermo la mia disponibilita' se la preoccupazione che mi nasce dal vedere che stiamo lasciando ai nostri figli un Paese peggiore a quello che abbiamo ricevuto e' condivisa dal PD.

L'italia, un Paese da ricostuire/1

Ci si intrattiene con Massimo Mucchetti, prima dell'inizio dei lavori.

E il discorso cade subito sugli industriali italiani. Allocchi, dice Mucchetti; per vent'anni si sono fatti annebbiare dal funambolo di Arcore che ha fatto leva sulla loro avidità, sulla voglia di ricchezza facile. Ed ora eccoli li, a produrre manifesti mentre si leccano le ferite di un ventennio disastroso.

Gli aveva fatto intuire, il B., che avrebbero pagato solo i lavoratori dipendenti le conseguenze della sua "politica".

Invece...

De profundis!

Alla fine, se proprio vogliamo sintetizzare, magari un po' giornalisticamente, cosa ha detto Napolitano se non che

Bossi è morto e neppure Maroni sta molto bene.

Requiem, aggiungo io.

L'Italia, un Paese da ricostruire

Con un interessante dialogo sulla laicità tra don Luca Mazzinghi, presidente dell'Associazione Biblica Italiana e docente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, e Pierluigi Bersani si è aperto questa sera a Chianciano Terme il secondo convegno nazionale dei Democratici Davvero.

Poco prima la presidente dell'assemblea Nazionale del PD e padrona di casa del convegno, Rosy Bindi, aveva accennato le linee fondamentali dei lavori che domani e domenica si occuperanno, tra l'altro, di crescita, equità, Costituzione, democrazia, partecipazione, coscienza civile ed etica pubblica.

Un clima positivo quello che si respirava questa sera nella sala gramita del centro congressi di Chianciano Terme.

Domattina si riprende con Massimo Mucchetti e Alessandro Profumo.

giovedì 29 settembre 2011

Senza nostalgie ne ingenue illusioni

La recente prolusione del card. Bagnasco al Consiglio Permanente della CEI, ha agitato le acque della politica italiana quanto mai prima. La durissima requisitoria contro “comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui” ha colpito e praticamente affondato il suo mai citato obiettivo. Politicamente, Berlusconi, è ormai in fase terminale ed il suo governo è tenuto in vita dall’accanimento terapeutico di Bossi.

Ma Bagnasco è anche tornato su un tema che, sempre di più, sembra distinguerlo dal suo predecessore: quello della necessità di un “soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”. E questa seconda affermazione ha messo in forte agitazione quella parte di mondo cattolico che continua a scegliere posizioni “terziste” in politica sperando nella ri-nascita di un partito, o almeno un movimento, “DC-like”.

Personalmente ritengo che attribuire intenzioni di “nuova DC” anche a Bagnasco significhi considerarlo ciò che assolutamente non è: ingenuo. Ma anche attribuirgli metriche che non sono quelle della Chiesa cattolica. Ammesso che un partito “di cattolici” o anche “dei cattolici” abbia un senso nell’attuale panorama sociale e politico, rimarrebbe inevasa la domanda: per fare cosa? Domanda non peregrina se consideriamo che i “numeri” che raccoglierebbe lo condannerebbe alla prostituzione (politica) come metodo.

Se poi quello cui qualcuno pensa è un partito pseudo-confessionale, siamo di fronte a quanto di meno auspicabile per l’Italia di oggi. Legittimerebbe e perfino favorirebbe, tra l’altro, la nascita di un partito islamico integralista. Altro rischio assolutamente da evitare per le conseguenze di radicalizzazione che avrebbe sui già complessi percorsi di integrazione.

Non credo che una nuova DC sia nel novero delle cose possibili. E neppure tra quelle auspicate da Bagnasco che non cade preda di “nostalgie né ingenue illusioni”. Serve, piuttosto, dentro il PD, un “purificato” senso di laicità che sappia rivolgersi anche a quei cattolici che, dopo aver dato fiducia al centrodestra, si trovano ora senza punti di riferimento. Serve infine il coraggio di ritornare all’impegno politico a quei cattolici che hanno scelto di stare in panchina attendendo ciò che non arriverà.

lunedì 19 settembre 2011

Da De Gasperi a Berlusconi: toccare il fondo per ripartire

Ciao bella , declino del Paese
più bello del mondo.
“Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Sono le prime parole, divenute famose, del discorso di De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi. Era l’Agosto del 1946. Un discorso pronunciato in un silenzio glaciale. Ostile. Tutto, tranne l’enorme prestigio personale del presidente del Consiglio italiano e la dignità con cui difese l’Italia, era contro di lui. Ma De Gasperi era credibile in quanto uomo, prima che politico. Al termine di quel discorso il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, James Byrnes, si alzò in piedi e andò a stringergli la mano. L’ostilità era superata. Il gelo, sciolto. L’Italia rientrò ben presto a pieno titolo nella comunità internazionale. De Gasperi l’aveva salvata. Perché gli uomini contano.

domenica 11 settembre 2011

Da Ground-zero alla secessione della padania

L'attacco agli Stati Uniti dell'11 settembre 2001 è una delle più grandi tragedie della storia recente in tempo di pace. E' opinione condivisa che, quella mattina, abbia cambiato il corso della storia.

Più difficile è capire se l'abbia cambiata in meglio o in peggio.

Il 7 Ottobre il presidente Bush dichiarò guerra all'Afghanistan e, successivamente, all'Irak. Berlusconi e Blair lo seguirono. Ma poi ci si rese conto che il criminale Saddam Hussein con l'11 Settembre non c'entrava nulla, mentre molto più implicato nel terrorismo internazionale erano l'Iran, l'Arabia Saudita e il Pakistan. E, alla fine, Bin Laden è stato individuato (a ahimè ucciso senza un processo) proprio in Pakistan. La guerra in Afghanistan, continua tutt'ora. Si potrebbe dire che l'a strategia voluta da Bush è stata un fallimento.

L'ultimo decennio ha visto gli USA spendere cifre colossali in operazioni militari. Nello stesso periodo il governo Cinese creava centinaia di milioni di posti di lavoro all'anno e finanziava le spese militari (e non solo) degli americani acquistando il 25% del loro debito pubblico.

Il secondo decennio del 2000 si apre con le rivolte nei paesi del nord Africa. La cosidetta primavera araba. Nulla a che fare con il terrorismo di Al-Qaeda, anche se preoccupazioni per presenze fondamentaliste non mancano. Non si può non notare che come giovani agiati che avevano studiato nelle migliori università europee e americane hanno dato vita ad Al-Qaeda, così le masse popolari hanno rovesciato le dittature di Egitto e Tunisia e stanno combattendo in Libia e Siria.

Gli Stati Uniti sono un grande Paese. E l'Italia non sarebbe diventata le sesta potenza economica mondiale (prima di Berlusconi, ovviamente) senza il piano Marshall. Ma a 10 anni da "Ground-zero" vanno progressivamente perdendo il loro status di unica superpotenza mondiale sopravvissuta alla caduta dell'impero sovietico.
Le nuove sfide che attendono l'America e l'occidente, non sono meno impegnative della guerra al terrorismo. E (fortunatamente) non potranno essere affrontate con la forza delle armi. Ci aspetta un mondo multipolare dove pagherà un approccio multilaterale. Gli USA non possono fare a meno della Cina; l'Europa dell'Africa.

L'amministrazione Obama sembra di averlo capito; forse non ancora tutti gli americani.
L'Europa un po' meno.
Il Governo italiano è sotto ricatto di chi blatera di secessione della padania.

martedì 6 settembre 2011

Martinazzoli e l'eredita' di uno statista senza eredi

Puo' un funerale essere edificante?
Puoi tornare a casa "consolato"?
Dopo aver partecipato, martedì pomeriggio, ai funerali di Mino Martinazzoli devo dire che si, e' possibile.

Un corteo composto, dove chi voleva pregava e chi non riteneva di farlo camminava in un silenzio che trasudava rispetto, profonda partecipazione umana.
Un'orazione funebre, quella dell'attuale Sindaco di Brescia, di altissimo profilo. Per nella celebrativa delle qualita' del defunto. Qualita' pure a tutti note.
Un'omelia densa di richiami alla politica come servizio alla comunita' piuttosto che al Paese, quella del vescovo di Brescia. Valori, ha precisato, che vanno oltre l'appartenenza partitica e la fede religiosa perche' profondamente laici. Valori senza i quali la politica non apre ad alcuna speranza.

C'erano molti giovani ai funerali delll'ottuagenario Mino Martinazzoli. Segno che questo statista senza eredi lacia forse una grande eredita'.
E questo e' gia' segno di grande speranza.

lunedì 5 settembre 2011

Martinazzoli, lo statista senza eredi

C'è qualcosa che accomuna Giovan Battista Montini e Mino Martinazzoli? Qualcosa che non sia la "brescianità", intendo.

Si, c'è. Anzi, le affinità sono parecchie. Ne cito due.

Nell'immaginario collettivo, in parte astutamente costruito dai media, sono stati entrambi descritti come personaggi tristi; il loro ragionare, problematico. In realtà, ad entrambi, uomini di non comune cultura e visione, è toccato di gestire momenti di grande turbolenza e trasformazione. E lo hanno saputo fare, nella differenza dei ruoli, con grande onestà intellettuale, competenza e spirito di servizio. Tre virtù che il Berlusconi styile ha declassato a inutili ingombri. Per Mino, forse più che per qualsiasi altro politico sulla piazza, vale la famosa affermazione di De Gasperi: "Il politicante guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni".

Sul piano intellettuale, Montini si riteneva discepolo di Jacque Maritain. Ma si pùò individuare un "erede" di Montini? No, non si può.
Sul piano politico, Martinazzoli era il pupillo di Beniglo Zaccagnini. Ma si può individuare un erede politico di Mino Marrinazzoli? Purtroppo no.
Molti (personaggi in cerca d'autore) si affannano ora ad indicarlo come ispiratore e maestro. Tutor, perfino. Personalmente ritengo che Mino Martinazzoli non lasci eredi in grado di attualizarne il pensiero in una società che lui stesso, forse per eccessivo understatement, riteneva di non saper più interpretare. E questo, forse, fu il suo più grande errore.

Ogni grande uomo è figlio del suo tempo, e questo vale anche per lui.
Ma mi appare impossibile non pensare che con un Buttiglione di meno ed un Martinazzoli di più la storia di questo Paese sarebbe stata molto diversa.

Sicuramente migliore.
Grazie Mino.

martedì 30 agosto 2011

Aboliamo il porcellum per una nuova legge elettorale

Dal lungo cogitare di lunedì ad Arcore tra le menti più illuminate che governano questo Paese è uscito il meglio che ci si potesse attendere: un aborto di manovra economica. Nessuna certezza sul piano del risanamento dei conti e il nulla sotto vuoto spinto sul fronte del rilancio economico. Una sola la certezza acquisita: una Lega in disarmo ha detto signorsì a Berlusconi che ora tirerà a campare fino al 2013 pur non avendo più nulla da dire all’Italia ormai da tempo.

Se il Parlamento non riuscirà a metterci una pezza, ci attendono conseguenze devastanti. Ma siamo di fronte ad una missione impossibile: in Parlamento siedono nominati, non eletti. Gente, per capirci, che quando il padrone gli ha sibilato: “sei disposto a votare che secondo me Ruby era la Nipote di Mubarak, vero?”, lo ha fatto senza battere ciglio.

Responsabile di questo teatrino che umilia le istituzioni è una delle solite menti illuminate: Roberto Calderoli, autore di disastri seriali, tra i quali l’attuale legge elettorale. Una legge che lui stesso ha definito “una porcata”.

Il PD ha presentato da tempo la proposta di una nuova legge che consenta ai cittadini di tornare a scegliere i propri rappresentanti. Ma è realistico che i suddetti parlamentari accettino anche solo di discuterla? No, perchè il padrone lo impedirebbe. Serve una spada di Damocle che li costringa. Questa costrizione è il Referendum abrogativo della legge elettorale vigente, il cosiddetto “Porcellum”. Il Referendum ripristinerebbe il “Mattarellum”, legge non esente da difetti. Ma proprio per questo solleciterebbe il Parlamento a legiferare per tornare ad un sistema elettorale rispettoso dei diritti dei cittadini e coerente con una democrazia bipolare.

Parte in questi giorni la raccolta delle firme con l’obiettivo di arrivare a 500.000 entro il 30 Settembre. I tempi sono molto stretti, l’impresa è difficile, ma non impossibile.

Personalmente firmerò e chiederò al circolo PD della mia città, Saronno, di mobilitarsi per raccogliere quante più firme possibile.

Il penoso caso Filippo

Con la vicenda giudiziaria di Penati, il PD rischia di farsi molto male. E non solo per l’insipienza con cui l’interessato la sta affrontando.

L’opinione di gran lunga prevalente tra gli elettori e i militanti sembra sintetizzabile in due parole: a casa! E dico “a casa” a ragion veduta; perché se dicessi “in galera” attribuirei alla sintesi una valutazione sul piano giudiziario, non politico. Una valutazione impropria e quantomeno prematura: la presunzione di innocenza vale per Penati quanto per qualsiasi altro cittadino. Grazie, ancora una volta, alla Costituzione repubblicana (art. 27 comma 2).

Quello espresso dalla base del nostro partito è un grido di dolore di chi si sente tradito nel profondo delle sue convinzioni. Di chi non accetta che anche la classe dirigente del PD consideri fisiologico che si possa pensare di far (carriera) politica tramite la corruzione, la concussione, le tangenti. Di chi non accetta che prescrizione e assoluzione siano considerate sinonimi. E’ la reazione, comprensibilissima, di chi mette impegno, tempo, passione e a volte soldi propri, a servizio di un ideale in cui crede. A servizio della propria comunità. Del proprio Paese. Teniamoci stretta una base così!

Ma chi ha qualche responsabilità dentro il partito deve andare oltre il sia pur comprensibile (e sperabile) sdegno. Non per banali distinguo tra “aree”, anche se il ruolo nazionale di Penati pesa come un macigno. Ma per comprendere la cause di uno sbandamento etico che consente ad un dirigente del rango di Penati di considerarsi politicamente assolto perché giuridicamente prescritto. E di tornare (un po’ penosamente, diciamocelo) sulle sue dichiarazioni solo dopo il cartellino giallo della Presidente e del Vice Segretario del partito. Che poi ciò sia sufficiente a differenziarci da altri, mi sembra ben miserrima consolazione. E’ moralismo chiedere che nei metodi di selezione della nostra classe dirigente siano insiti gli anticorpi per evitare simili naufragi? Sono convinto di no; piuttosto è desiderio che il PD non muoia. Ma se lo fosse, viva il moralismo.

Mi auguro non ci sia un “metodo Penati”. Ancor più che non sia diffuso tra la classe dirigente del PD.

Ma se così non fosse, un partito a “trazione Penati” sarebbe la negazione degli ideali sui quali il PD è nato.

lunedì 22 agosto 2011

Gheddafi e i modesti reggitori europei

Il destino di Gheddafi e' giunto al suo epilogo.

L'augurio più' immediato che mi sento di rivolgere ai cittadini libici e' che l'attuale agonia sia breve e, soprattutto, quanto più' incruenta possibile.
Quello di Gheddafi e' stato un quarantennio sanguinario sia nei confronti del suo popolo che dei cittadini di mezzo mondo: il colonnello e' stato per decenni uno dei più' munifici finanziatori del terrorismo internazionale. Che la sua resa (o la fuga) arrivi in poche ore e' sicuramente un auspicio, non una certezza.

Più' complesso e' rivolgere un augurio di medio termine tanto ai libici quanto al Medio Oriente e all'Europa. I 'ribelli' che hanno sconfitto il regime sono tutt'altro che uniti tra di loro: non e' escluso che il solo controllo di Tripoli sfoci in una suddivisione geografica della citta tra i diversi gruppi che potrebbero attivare dei check-point per passare da una zona di influenza all'altra. Non sarebbe un bel biglietto da visita per la "nuova Libia".

Ma cio' che si annuncia più' preoccupante in queste ore concitate e' un comunicato comparso sul sito ufficiale del Consiglio Nazionale Transitorio. Il comunicato prospetta, tra l'altro, una nuova Costituzione i cui principi ispiratori troverebbero fondamento nella Sharia.
Certo, potrebbe trattarsi di una dichiarazione tattica con l'obiettivo di tenere uniti i diversi gruppi di insorti. Ma se cosi' non fosse, ci troveremmo di fronte ad un drammatico caso di eterogenesi dei fini le cui conseguenze sono allo stato imprevedibili: la (follia) della guerra occidentale scatenata Bush dopo la tragedia dell'11 Settembre con l'obiettivo di eradicare l'integralismo islamico rischia di concludersi (o quasi) con la Nato che ha instaurato la Sharia a Tripoli!

Purtroppo lo sgretolamento del regime di Gheddafi ha gia' scatenato la corsa tra i Paesi occidentali per ingraziarsi i nuovi (presunti) potenti, assicurarsi petrolio e gas libico e dividersi la ricca torta della ricostruzione. Purtroppo i 'modesti' (so che in un periodo di insulti facili e gridati usare eufemismi puo' non pagare, ma ognuno da cio' che ha) reggitori di Italia, Francia, Germania e Inghilterra, che guidano questa vergognosa competizione, sembrano, ancora una volta, tanto ignari delle loro responsabilità politiche quanto assorbiti dalle contingenze nazionali che li costringono ad assicurarsi fonti energetiche a buon prezzo piuttosto che ricche commesse con le quali rientrare dalle spese della guerra.
Non per nulla De Gasperi era solito dire che lo statista pensa alle prossime generazioni mentre il politicante pensa alle prossime elezioni.

Della Libia sappiamo cosa sta terminando, non cio' che l'aspetta.
E ci aspetta.

martedì 16 agosto 2011

Agosto, manovra mia ti disconosco

Il tema e' tremendamente serio. Riguarda il futuro del nostro Paese; il nostro futuro.
L'ultimatum della BCE, giunto per missiva la scorsa settimana, ha costretto il nostro Governo ad occuparsene. Il Presidente del Consiglio ad anteporlo, per qualche giorno, alla ossessione che lo oppone alla magistratura. Fatto sta che, in 48 ore, lui, Bossi e Tremonti hanno approntato un Decreto Legge che il Governo ha approvato all'unanimità.
Il contenuto e' una sorta di lucido delirio, anche se qualche spunto non del tutto ripugnante pure c'e'.
Ripugna invece che in meno di 48 ore tutti i ministri abbiano cambiato idea: dopo averlo approvato all'unanimità, ne hanno preso le distanze. E per non farsi mancare proprio nulla, quel gigante di buone maniere che e' il ministro Bossi ha dato del nano al collega Brunetta.

Gia', quello del nostro futuro e' un tema importante.
Troppo importante per lasciarlo nelle mani della banda che ci governa.

martedì 19 luglio 2011

Il PD lombardo, i costi della politica e l'occasione mancata

I politici italiani sono riusciti ancora una volta a evitare una riduzione di stipendio, pur nel momento in cui approvavano una manovra con pesanti effetti sui cittadini. E', per ora, l'ultimo esempio della scarsa qualità della nostra classe politica. In un paese a democrazia matura, noi elettori dovremmo punire questi (ed altri) comportamenti devianti, avviando una virtuosa selezione di candidati e quindi di eletti.

Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni Regionali, avevo proposto una riduzione pari al 50% del ricco appannaggio (oltre 12.000 Euro netti al mese) che Regione Lombardia riserva ai suoi 80 consiglieri, così formulata:

  1. ridurre l’indennità di funzione, lo “stipendio” mensile netto del consigliere regionale, da 3.466,38 Euro a 3.000,00 Euro e proporzionalmente ridurre l’indennità di funzione per tutte le diverse cariche che il consigliere regionale può ricoprire;
  2. eliminare la diaria, a titolo di rimborso spese per la presenza, pari a 2.602,08 Euro mensili;
  3. mantenere fermo il rimborso per le spese di trasporto dal luogo di residenza a Milano, da un minimo di 238,14 Euro a un massimo di 1905,12;
  4. dimezzare il rimborso spese per missioni nel territorio regionale, che attualmente ammonta a 3.525,12 Euro mensili;
  5. dimezzare il rimborso spese per missioni in Italia o presso l’Unione europea, attualmente misurato su 11 viaggi aerei Roma-Milano e ritorno e calcolato sulle tariffe applicate dalla compagnia di bandiera;
  6. dimezzare l’importo dell’indennità di fine mandato che il consigliere regionale riceve e abolire l’assegno vitalizio attualmente esistente;
Proponevo di utilizzare il risparmio conseguente, ipotizzabile in 7 – 8 milioni di Euro/anno, per finanziare un Fondo a disposizione del Consiglio regionale per  bisogni urgenti o aiuti in campo sociale.
Ricordo di aver ricevuto solamente le adesioni di altri due candidati al Consiglio Regionale: quella di Fabio Pizzul e Marco Granelli.

Apprendo ora che il PD avrebbe presentato in Regione un progetto di legge per superare quelli che vengono definiti gli unici due privilegi significativi che ha un consigliere regionale: il vitalizio e l'indennità di fine mandato. Ammettendo così che una retribuzione superiore ai 12.000 Euro netti al mese non può essere classificata tra (gli odiosi) privilegi.

Se così fosse dovremmo ammettere, con profonda delusione, che anche il nostro partito ha eletto in Lombardia consiglieri regionali non adatti al loro ruolo. Perchè incapaci di relazionarsi con la drammatica realtà sociale che li circonda. Perchè culturalmente incapaci di leggere quei segni dei tempi che non solo consiglierebbero, ma eticamente obbligherebbero, a scelte anche simbolicamente ben diverse. Se poi il provvedimento ora al vaglio della commissione Bilancio di Regione Lombardia trovasse un consenso bipartisan, saremmo di fronte ad una aggravante "castale", non sicuramente ad un aspetto positivo.

Inutile lagnarsi del crescente populismo che disprezza la politica quando non sappiamo compiere scelte dovute, prima che coraggiose.

Rimane la speranza che non sia ancora troppo tardi per trovarci di fronte ad una occasione mancata.

lunedì 4 luglio 2011

L'impunito

Proprio non resiste.

Nonostante i recenti "schiaffoni". Nonostante i mal di pancia sempre più' frequenti nella sua maggioranza.
Nonostante millantasse da venerdì' di aver inviato al Quirinale il testo della manovra economica che invece e' riuscito a spedire solo nel tardo pomeriggio di oggi.
Nonostante la crisi di consenso, di immagine e di leadership ormai palese, anche questa volta non ha resistito.

Il testo contiene tasse, tagli di contributi, blocco di rivalutazione delle pensioni, bolli da 120€ per i risparmiatori italiani.

Ma per lui, praticamente solo per lui, spunta il consueto comma ad hoc. La modifica degli articoli 283 e 373 del Codice di Procedura Civile che gli permetteranno di non pagare se non "a babbo morto" i 750 milioni di Euro che la Corte di Appello di Milano potrebbe imporlgli il prossimo venerdì' per il cosiddetto Lodo Mondadori.

Non sono passati tre giorni da quando il primo segretario nazionale (Angelino Alfano) del partito di Berlusconi ha dichiarato di voler costruire "il partito degli onesti".
Dopo questa ennesima vergogna, gli restano due possibilità: radiare Berlusconi dal partito o dimettersi.

domenica 3 luglio 2011

Scola: un CL-lino sulla cattedra di Ambrogio?

Commentando  il post di ieri, Dario C., ha chiesto perchè, un "martiniano" come me non sia (ancora) intervenuto sulla nomina di Angelo Scola ad arcivescovo di Milano. Ipotizzando, forse, un mio giudizio negativo.

A Dario C. dico che in questo blog mi occupo prevalentemente di politica. E le categorie della politica non sono adatte a commentare la nomina di un arcivescovo da parte del Papa. Insegnava Lazzati che fede e politica non sono "separate" l'una dall'altra, ma stanno su piani diversi. Un cattolico non commenta la nomina di Scola allo stesso modo con cui ha commentato quella di Alfano, la accetta.

Dario C. mi ha definito "martiniano" ed ha ragione: la mia stima e la mia gratitudine per Martini sono veramente grandi. Non per questo disconosco o sottovaluto le qualità spirituali, intellettuali e umane di Angelo Scola. “Se qualcuno pensa che arrivi nel capoluogo lombardo un prelato integralista si sbaglia di grosso”, ha dichiarato Massimo Cacciari.

Il giovane Scola ha subito il fascino di don Giussani al punto da indurre un pastore prudente come il card. Colombo ad allontanarlo dai seminari milanesi. Ma questa sua "infatuazione" si è poi ridimensionata con il passare degli anni. Al punto che oggi è Comunione e Liberazione a definire Scola un CLlino. Non viceversa.

La diocesi di Milano ha una lunga tradizione di apertura ai temi sociali, delle nuove povertà, ai non credenti come ai diversamente credenti, all'integrazione. Non ci sono ragioni per cui Angelo Scola debba sconfessare l'attenzione dei suoi due predecessori su questi temi. Semplicemente perchè sono temi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa. Non è invece improbabile che i primi grattacapi per il nuovo arcivescovo arrivino da chi potrebbe attendersi un "occhio di riguardo". Mi riferisco alla crisi finanziaria che attanaglia la Compagnia delle Opere, piuttosto che il S. Raffaele, il cui buco di bilancio è stimato in un miliardo di Euro.

Personalmente credo che altri siano gli appuntamenti che permetteranno di apprezzare gli orientamenti pastorali di Scola. Innanzitutto i 50 anni dall'apertura del Concilio Vaticano II che ricorreranno nell'Ottobre del 2012. Sarà un momento topico per capire la sintonia del cardinale con le istanze di innovazione, in gran parte ancora potenziali, espresse dal Concilio. Poi, nel 2013, quando ricorreranno i 1700 anni dalla promulgazione dell'Editto di Costantino. Sarà un altro momento privilegiato che ci permetterà di conoscere il grado di apertura dell'impostazione pastorale di Angelo Scola.

In conclusione non mi sorprenderebbe se la più grande Diocesi del mondo avesse un nuovo arcivescovo in grado di riservare positive sorprese.
Benvenuto, quindi, al nuovo pastore della Chiesa milanese.

Il fattore Alfa

Angelino Alfano è il primo segretario nazionale del PdL. Un'operazione accompagnata da molte ombre. Ma che sarebbe un grave errore sottovalutare. Banalizzare.
Certo, fino ad ora, Alfano è stato un servo docile e obbediente ai voleri del padrone. Per lui ha firmato leggi vergogna. E forse grazie anche a questo è segretario nazionale del PdL.

Ma l'aspetto più significativo della sua pseudo-elezione, non sta nella scelta della sua persona. Più importante del nome Alfano è l'eliminazione dei tre (impresentabili) coordinatori nazionali. E di gran lunga ancora più importante è la decisione di Berlusconi di mettere a capo di un partito, sino ad ora "protesi di se stesso", un altro da sè. E così facendo, ha reso palese una presa di coscienza impensabile fino a poche settimane fa: la consapevolezza che la sua parabola politica è finita.

Non abbiamo certezze sulla durata di questa legislatura. Ma da ieri siamo certi che il prossimo candidato del PdL alla presidenza del Consiglio non sarà più Silvio Berlusconi. Siamo di fronte ad una svolta epocale, le cui conseguenze, oggi non prevedibili, vanno ben oltre le traballanti sorti del PdL. Alfano è tutto tranne che una "faccia nuova" della politica italiana. Ma il suo nuovo ruolo dentro il PdL rappresenta una innovazione da non sottovalutare.
Non la potrà sottovalutare la Lega. Dove un Bossi imbolsito e ormai "scaricato" dalla base, si vedrà costretto a dare spazio, molto più rapidamente di quanto avrebbe voluto, all'emergente Maroni. E dal confronto tra Alfano e Maroni, con Tremonti terzo incomodo, scaturirà, probabilmente, il candidato del centrodestra alle prossime elezioni.

Non la dovrà sottovalutare il PD. Soprattutto se Alfano riuscirà a ri-motivare l'ampia fascia di elettori del centrodestra che le grottesche vicende di Berlusconi avevano traghettato nell'area del non voto.

Certo, la decisione di dotare il PdL di un segretario nazionale è arrivata in zona Cesarini. Ma grandi squadre hanno ribaltato le sorti di una partita togliendo dalla panchina l'uomo giusto negli ultimi minuti.

Nessuno, oggi, può dire se non sarà così anche per il "fattore Alfa". 

domenica 19 giugno 2011

Bossi e la Lega separati in casa

Pontida è da sempre il simbolo dell’orgoglio leghista. Quest’anno era atteso come uno spauracchio per Berlusconi. E’ andata diversamente: Bossi non molla Berlusconi, ma delude la base leghista.

Nessun ultimatum al Governo che può dormire sonni tranquilli. Neppure alcun “penultimatum” del tipo o si fanno le riforme o tutti a casa. Solo uno sbiadito “terzultimatum” sulla possibilità che Berlusconi, allora prossimo agli 80 anni, sia indicato come Presidente del Consiglio nel 2013. Del resto si sa: Roma sarà pure ladrona, ma tanto comoda è la poltrona! E Bossi sa che solo cedendo all’abbraccio mortale di Berlusconi riuscirà a conservarla. Per un paio d’anni almeno.

venerdì 17 giugno 2011

L'oracolo di Pontida

Non attraversa un gran momento la classe politica del nostro Paese. Sono lontani i tempi di De Gasperi. Ma lo sono anche quelli di Moro e Berlinguer.

Recentemente, però, gli italiani si sono espressi senza se e senza ma. Con le elezioni amministrative hanno mandato un inequivocabile messaggio politico. Con la partecipazione ai referendum hanno bocciato un governo ed il suo presidente.
Non ne possono più di promesse senza senso. Vogliono tornare ad essere protagonisti del loro presente e attori del loro domani. Hanno voltato le spalle a chi da vent'anni li illude e ne carpisce il consenso con un raffinatissimo assedio mediatico. A chi li ha soggiogati instillando paura dopo paura.

Ma di Roma ladrona comoda è la poltrona.

Bossi e i suoi accoliti lo hanno imparato molto bene; da anni ormai. E potrebbero continuare ad assaporarne i privilegi alla faccia del "popolo padano". Che, dicevano una volta, "quando si muove piega la storia". Non necessariamente quella dei capi leghisti.

Il risultato è mortificante: il Paese è "appeso" all'oracolo di Pontida.

Segno questo, molto più indicativo di tanti altri, del degrado nel quale il tramonto di Berlusconi e Bossi, lo abbandona sprofondato.

domenica 12 giugno 2011

Pisapia tra sorprese e sfide

"La scelta finale toccherà a me".
E' stato chiaro il Sindaco Pisapia; e con questa frase ha avocato a se la prima scelta della sua esperienza amministrativa.
E non sono mancate le sorprese nella scelta del neosindaco di Milano. Quanti si sarebbero aspettati Bruno Tabacci al bilancio? E quanti Marco Granelli alla sicurezza?

Tabacci, già presidente di Regione Lombardia è politico navigato; ma anche uomo dalle visioni politiche non propriamente coincidenti con quelle del nuovo Sindaco. Personalmente credo farà bene, anche se gli spetta un compito per nulla semplice: farsi carico di un disastrato bilancio ereditato dalla Letizia Brichetto e squassato dal patto di sta stabilità versione Tremonti.
E che dire di Marco Granelli, neo assessore alla sicurezza?  Granelli è un obiettore di coscienza, presidente di CSVnet (Coordinamento nazionale dei centri di Servizio per il Volontariato) e dipendente di Caritas Ambrosiana dove per molti anni si è occupato di politiche sociali collaborando con il consorzio di cooperative sociali Farsi Prossimo. Ha accettato una grande sfida, Marco Granelli. Ma sono certo cambierà il volto della "sicurezza delle ruspe" formato De Corato.

Ma la prima e forse più grande sfida che attende Pisapia è quella di salvare l'Expo. Riportarlo cioè al suo significato originario dopo che gli appetiti di Formigoni e i mancati finanziamenti di Tremonti lo hanno trasformato in un colossale affare immobiliare.

mercoledì 8 giugno 2011

L'Umberto bollito

Che le elezioni amministrative avrebbero segnato un ulteriore, irreversibile passo verso la dissoluzione della maggioranza che governa il Paese lo si era capito dal primo turno. I ballottaggi lo hanno ampiamente confermato e la doppia sconfitta di oggi al Senato sulla legge anti-corruzione non fa che confermare una situazione da stato vegetativo permanente.

La crisi sembrava però colpire più duramente il PdL e Berlusconi in particolare (ormai capace di materializzarsi solo in sagoma di cartone anche alle assise di quei servi-amici che, di certo, non possono dirsi scevri da servio encomio).
Nessuno si aspettava, invece, che ad essere altrettanto nel caos fosse la Lega. E invece è così: Bossi è bollito tanto quanto Berlusconi.

La Lega è nel panico più totale. Abituata da vent'anni a promesse tanto assurde quanto irrealizzabili, (e irrealizzate) ma capaci di parlare alla pancia del suo elettorato, non sa ora gestire la protesta montante di chi a queste promesse ha creduto davvero ed è rimasto fregato.

Bossi è un ministro nullafacente, ma dotato di un fiuto politico capace di tenerlo per vent'anni sulla cresta di un'onda basata sul nulla. Oggi che questo fiuto non lo soccorre più e necessita di collaborazione, si scopre circondato da colonnelli capaci, al più, di produrre leggi "pocata". E in effetti è difficile definire diversamente la legge di iniziativa popolare proposta dal geniale Calderoli per portare "qualche" ministero a Milano.

Ma Pontida incombe. E quello che per anni è stato il simbolo del (forse un po' grottesco) radicamento legista, rischia di trasformarsi in una occasione di rumorosa contestazione contro Bossi e la sua cricca di intoccabili colonnelli. Ci voleva un'operazione di distrazione di massa. E, a uno come Calderoli, era difficile chiedere di meglio.

Si annuncia desolante quanto quello di Silvio e del PdL, il tramonto di Umberto e della Lega..

lunedì 6 giugno 2011

Referendum, 3 SI più 1

Andrò a votare domenica 12 Giugno.

Due SI senza riserve per l'acqua pubblica. Ci sono beni talmente indispensabili alla vita delle persone da non poter essere oggetto di profitto economico. Non possono essere scarsi o abbondanti in funzione dello status economico dei cittadini. E' la collettività nel suo insieme che deve farsi carico di utilizzarli al meglio per renderli disponibili a tutti e preservarli per il futuro. L'acqua è sicuramente uno di questi. Per questo sulle schede rossagialla voterò SI.

Un SI senza riserve perchè la legge sia uguale per tutti. Con la legge 7 aprile 2010 il governo Berlusconi ha stabilito che il Presidente del Consiglio ed i ministri possono chiedere il rinvio dei loro processi al fine di consentire " il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla costituzione e dalla legge". Un evidente escamotage per consentire a Berlusconi di sottrarsi ancora una volta al giudizio della magistratura. Per questo sulla scheda verde voterò SI.

Un SI per fermare QUESTO nucleare. Chernobyl, Three Mile Iland e Fukushima ci dicono che le tecnologie nucleari di cui disponiamo fino a oggi non sono sufficientemente sicure. Troppo pericoloso è il loro esercizio. In caso di errore, di guasto o di evento catastrofico le conseguenze sono mortali. Per questo sulla scheda grigia voterò SI.
Ma l'energia è indispensabile alla nostra vita. E rinunciare a quella nucleare pone di fronte a delle scelte.
  1. Produrne di più con le altre fonti tradizionali, in gran parte inquinanti (petrolio, carbone, gas) e responsabili dell'effetto serra;
  2. Consumarne di meno. Molta di meno. Più facile a dirsi che a farsi. Magari in inverno, verso le 19 della sera, quando si raggiunge il picco dei consumi e il solare non può aiutarci. Richiede un differente stile di vita scelto almeno dal 50-70% degli italiani (e degli europei);
  3. Produrne di più con tutte le fonti rinnovabili. Molta di più. Ma le tecnologie di cui disponiamo e disporremo non ce lo consentiranno in misura sufficiente e a costi accettabili per i prossimi 10 - 15 anni. Siamo solo agli inizi: il percorso è lungo e in parte sconosciuto.
Il mio sarà quindi un NO a QUESTO nucleare. Ma sono convinto che la ricerca deve continuare, anche nel campo del nucleare. Per individuare combustibili a vita media più breve, che riducano il problema delle scorie. Per passare dalla pericolosa fissione alla più sicura fusione. Per verificare se la fusione fredda è un mito o una realtà. Un nucleare così sarebbe amico dell'ambiente. E non nemico dell'uomo.

domenica 5 giugno 2011

Se la sconfitta vale una vittoria

Le recenti elezioni amministrative sono state un successo per il centrosinistra. Lo sono state anche per il PD, che pure non ha portato suoi uomini alla guida di città simbolo quali Milano e Napoli. Ma ha contribuito in modo determinante alla ri-nascita del senso di comunità; di quella voglia di non essere solo (tele)spettatori, ma co-protagonisti delle scelte che riguardano le nostre città. Un ritorno di interesse sperato, ma imprevisto. Già al primo turno, almeno nelle sue dimensioni. Che ha mandato nel panico PdL e Lega. Ha scatenato le parole della disperazione: zingaropoli, invasione di musulmani, centri sociali. O le promesse più vergognose: condono per le abitazioni abusive, soppressione della tassa rifiuti, ministeri a Milano. Ma la gente non ci ha creduto. Non più. E questo desiderio di ri-appropriazione è la terapia più efficace contro il berlusconismo.

Ci sono poi state sconfitte il cui valore è superiore a quello di molte vittorie. Una per tutti: Varese. Dove a Luisa Oprandi va riconosciuto non solamente un risultato assolutamente impensabile. Ma, soprattutto, il coraggio di averci messo la faccia quando altri non lo hanno fatto. Forse proprio perché la partita sembrava persa in partenza.

venerdì 27 maggio 2011

Anticipare o inseguire? Il dilemma di Milano

Scrivere di ballottaggi alcuni giorni prima può essere rischioso: i risultati potrebbero contraddire o vanificare qualsiasi analisi. Nondimeno alcune riflessioni possono essere comunque opportune.

I nostri 32 lettori ricorderanno come, da tempi non sospetti, andiamo dicendo che la parabola politica di Silvio Berlusconi è finita. Ma che la sua uscita di scena sarebbe stata per nulla simile a quella di altri leader politici del mondo occidentale. Gli accadimenti di questi mesi e di questi giorni si incaricano di darci ragione.

giovedì 19 maggio 2011

Non dire gatto...

Botulino. Silicone. Insulti.
Non aggiungerei altro se dovessi sintetizzare la campagna elettorale milanese del PdL a sostegno della Letizia Brichetto. Quella della Lega, praticamente non c'è stata.

Segno di malessere, certo. Di malessere nel centrodestra a livello nazionale. Segno della disperata necessità di Berlusconi di mantenere alto il caos dello scontro. Scelta che poi ha pesantemente pagato dimezzando le preferenze personali. E regalando a Bossi l'immagine di partito moderato. Ma anche la Lega ha raccolto poco più di un pugno di mosche.

Proprio l'insieme di questi fattori mi suggeriscono cautela. I prossimi giorni di campagna elettorale, che ci separano dal ballottaggio, saranno diversi. La Letizia Brichetto ha licenziato la sua agenzia di gestione dell'immagine. E B. ha messo a tacere la Santanchè.

Il PdL metterà pancia a terra la gigantesca ed efficacissima macchina di (dis)informazione di Berlusconi. Si rifarà il lifting del partito moderato: niente più botulino, silicone e insulti, ma Dio patria e famiglia.
Bossi e i suoi suoneranno la grancassa della paura: Pisapia è matto. Vuole trasformare Milano in zingaropoli. La città sarà in mano agli omosessuali e ai centri sociali. Sarà invasa da clandestini e musulmani. Il Duomo sarà umiliato dalla moschea più grande d'Europa. E via di questo passo.
Le prime avvisaglie già si vedono.

E' troppo presto per dire se le due nuove strategie andranno a segno.
E nessuno sa quanto realmente determinati siano i milanesi nel voler voltare pagina. Perchè nessuno ha potuto ancora analizzare se il clamoroso risultato del primo turno sia il rifiuto nauseato del metodo Berlusconi-Lassini-Santanchè o un giudizio politico sul "non pervenuto" di 5 anni della Letizia Brichetto.

Che Milano torni al centrosinistra è una speranza, non una certezza. Per ora, almeno

Insomma, come ebbe a dire il vecchio Trap: "Non dire gatto, finchè non ce l'hai nel sacco".

venerdì 13 maggio 2011

Facciamo vincere la speranza sulla paura

12.800.000 elettori. 13 città con più di 100.000 abitanti tra cui Milano, Napoli, Torino e Bologna. 1.344 comuni di cui 237 nella sola Lombardia.

Era possibile, con questi numeri, che la campagna elettorale appena conclusa non venisse "giocata" su scala nazionale? Probabilmente no. Soprattutto da chi, come Berlusconi, attraversa ormai la fase terminale della sua parabola politica. Gioca contro di lui la paura: la paura di chiudere con una serie di sconfitte. Quella stessa paura sulla quale il suo avversario-alleato leghista ha costruito le sue fortune politiche. Ha paura, B., perchè sa che se ottiene un risultato peggiore di quello attuale, Bossi passerà all'incasso. Non accetterà di farsi trascinare nel suo crepuscolo. Chiederà le elezioni politiche anticipate. In qualche comune di un certo rilievo la Lega sta già facendo prove tecniche di secessione politica dal PdL. Gallarate è uno di questi.

Ma sarebbe un errore scegliere il Sindaco del proprio comune facendosi condizionare dallo scontro andato in onda sui media nazionali.
Se penso agli amici di Varese, Busto, Gallarate, Castellanza, Malnate, Cislago, non meno che di Milano, Nerviano, Rho o Desio sono certo che baseranno le loro scelte sui programmi e sul valore dei candidati locali più che sulla bagarre nazionale.
Conosco diversi candidati sindaci del PD ed anche parecchi candidati alla carica di consigliere comunale di questi comuni. Non avrei dubbi nel dare loro il mio voto. Non perderei proprio l'occasione di far rinascere queste città dopo anni di dominio del centrodestra. Piuttosto che di riconsegnare ad amministratori capaci ed onesti quelle da tempo infiltrate dalla malavita organizzata.

La speranza di città migliori, più attente alla vivibilità che alla speculazione. Più vicine a chi è in difficoltà che ai poteri forti, passa dalla scelta responsabile di ciascuno di noi.
Non perdiamo questa occasione di riscatto!