Si può essere sovversivi chiedendo che le leggi vengano rispettate da chi ci governa (Ennio Flaiano)

martedì 30 agosto 2011

Il penoso caso Filippo

Con la vicenda giudiziaria di Penati, il PD rischia di farsi molto male. E non solo per l’insipienza con cui l’interessato la sta affrontando.

L’opinione di gran lunga prevalente tra gli elettori e i militanti sembra sintetizzabile in due parole: a casa! E dico “a casa” a ragion veduta; perché se dicessi “in galera” attribuirei alla sintesi una valutazione sul piano giudiziario, non politico. Una valutazione impropria e quantomeno prematura: la presunzione di innocenza vale per Penati quanto per qualsiasi altro cittadino. Grazie, ancora una volta, alla Costituzione repubblicana (art. 27 comma 2).

Quello espresso dalla base del nostro partito è un grido di dolore di chi si sente tradito nel profondo delle sue convinzioni. Di chi non accetta che anche la classe dirigente del PD consideri fisiologico che si possa pensare di far (carriera) politica tramite la corruzione, la concussione, le tangenti. Di chi non accetta che prescrizione e assoluzione siano considerate sinonimi. E’ la reazione, comprensibilissima, di chi mette impegno, tempo, passione e a volte soldi propri, a servizio di un ideale in cui crede. A servizio della propria comunità. Del proprio Paese. Teniamoci stretta una base così!

Ma chi ha qualche responsabilità dentro il partito deve andare oltre il sia pur comprensibile (e sperabile) sdegno. Non per banali distinguo tra “aree”, anche se il ruolo nazionale di Penati pesa come un macigno. Ma per comprendere la cause di uno sbandamento etico che consente ad un dirigente del rango di Penati di considerarsi politicamente assolto perché giuridicamente prescritto. E di tornare (un po’ penosamente, diciamocelo) sulle sue dichiarazioni solo dopo il cartellino giallo della Presidente e del Vice Segretario del partito. Che poi ciò sia sufficiente a differenziarci da altri, mi sembra ben miserrima consolazione. E’ moralismo chiedere che nei metodi di selezione della nostra classe dirigente siano insiti gli anticorpi per evitare simili naufragi? Sono convinto di no; piuttosto è desiderio che il PD non muoia. Ma se lo fosse, viva il moralismo.

Mi auguro non ci sia un “metodo Penati”. Ancor più che non sia diffuso tra la classe dirigente del PD.

Ma se così non fosse, un partito a “trazione Penati” sarebbe la negazione degli ideali sui quali il PD è nato.

3 commenti:

  1. purtroppo vige la "regola" secondo la quale anche se si è colpevoli non bisogna riconoscerlo per il semplice motivo che l'umiltà di riconoscere i propri sbagli è una virtù "sbagliata" e non consona allo stile di comportamento attualmente in essere della nostra classe politica

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  2. I suoi estimatori lo definiscono moderno, i suoi detrattori spregiudicato. Tra questi, alcuni hanno avuto il coraggio di non appoggiarne la candidatura a Governatore della Lombardia; altri no. Questi ultimi non possono ora lamentarsi. Anche perchè, se il prode Penati ha intascato qualcosa, non l'ha certo fatto per sè, ma per la bottega. Bottega Oscura, oggi come ieri.

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  3. Augusto Airoldi5 settembre 2011 20:53

    Caro anonimo, pernso di potermi lamentare, eccome.
    Penati non è il PD e il Pd è, fortunatamente, molto più di Penati. Mi interessa che il mio partito impari la lezione e mi sembra che ciò stia accadendo. Possiamo dire lo stesso di altri?
    In quanto a quello che Penati può essersi intascato, pro domo propria o conto terzi, attendiamo con fiducia che la magistratura faccia il suo corso.

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