Si può essere sovversivi chiedendo che le leggi vengano rispettate da chi ci governa (Ennio Flaiano)

sabato 20 novembre 2010

SHOMÉR, MA MI-LLAILAH?

Non è solo il titolo di una bella canzone di Guccini. È l’originale ebraico della domanda: “Sentinella, quanto [manca] della notte?” E la sentinella risponde che “la notte sta per finire, ma l’alba non è ancora arrivata. Tornate, domandate, insistete”.
Appare dotato di grande fascino questo enigmatico episodio narrato dal profeta Isaia. Fascino politico, intendo. Straordinariamente attuale, a 16 anni di distanza da quando Dossetti lo utilizzò nel famoso discorso a difesa della Costituzione repubblicana. Lui, parlamentare. Membro di prima grandezza dell’Assemblea Costituente. Poi monaco.

Ma quale notte sta per finire?

Sicuramente quella coincisa con la parabola di Berlusconi. Astro oscurante la politica e la società italiana. Berlusconi, il grande seduttore. Al quale molti hanno creduto. In buona fede, almeno alcuni. A volte, perché affascinati da una pervasiva quanto possente e sfavillante macchina mediatica, poi palesatasi in tutta la sua meschinità nel cosiddetto “metodo Boffo”. Più spesso, perché già disponibili a considerare superati valori quali la solidarietà, l’accoglienza, l’accettazione delle diversità. Valori che, assieme alla laboriosità, non ci avevano, peraltro, impedito di diventare la sesta potenza economica mondiale. Non è ancora all’epilogo, invece, il berlusconismo. Patologia ormai radicata e che negli anni ha generato molte metastasi. Dalla discrezionalità nel dichiarare i propri redditi, rispettare le leggi e le sentenze della magistratura. Alla riduzione delle donne a sollazzo dopolavoristico del maschio. Senza che queste ultime, ahimè, sembrino lagnarsene come ci si aspetterebbe.

Termina una parabola che ha portato l’economia e la società italiana su un binario morto. Come sembra riconoscere anche chi è stato disposto a non vedere per molto, forse troppo, tempo. “Il Paese è alla paralisi” denuncia Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria. “Basta galleggiamenti” incalza il cardinale Bagnasco. E dopo Fini, a Berlusconi volterà le spalle anche Bossi, se il Presidente del Consiglio non rassegnerà rapidamente le dimissioni. Bossi, il possessore della golden share della ex maggioranza. Colui che ha imposto scelte impresentabili: dalla legge (fallita) istitutiva delle ronde, al famigerato pacchetto sicurezza. Fino all’accordo da 5 miliardi di € con Gheddafi per liberarci dalla vista di qualche centinaio di immigrati che arrivavano via mare. Cosa ne faccia poi il leader libico, noto “attivista per i diritti umani”, di queste donne, bambini e uomini, e' cosa che al capo leghista non interessa. Lui, il difensore del cattolicesimo "padano". Del crocifisso e della tradizione del presepe.
Vuole andare rapidamente all’incasso, Bossi. Capace, fino ad ora, di far ricadere tutte le responsabilità del promesso e non realizzato federalismo sul PdL, sa che questa situazione non può durare a lungo. Anche nei “territori” ad alta intensità leghista crescono la protesta e il disgusto.

Sono sempre più delusi gli italiani. E disillusi. Al punto da scorgere in Fini un elemento di novità. E nel suo possibile accordo con l’UDC e altri cespugli della galassia ex democristiana la nascita di un polo di “centro”. Moderato. Non avveduti del rischio di regalare a Berlusconi una nuova chance. Immeritata. E il governo a un suo amico che non dispiaccia alla Lega. Governo la cui sorte appare invece segnata da una sempre più probabile crisi parlamentare, dopo l’approvazione della nuova finanziaria. In questo scenario, un governo di transizione, senza Berlusconi, per le misure urgenti in campo economico e per una nuova legge elettorale, sembra la scelta tattica più opportuna.

Ma affrettare l’arrivo dell’alba, richiede un di più di coraggio. Al centrosinistra. E al PD in particolare.

Non ha la bacchetta magica, il PD. Ma buone proposte, sicuramente sì. In tema di economia sostenibile, lavoro, welfare, riforma fiscale, lotta all’evasione, scuola e università. Integrazione. Ma tutto ciò non basta a ridare slancio ad una società ripiegata su se stessa. Sta a noi trovare la chiave di quella narrazione che può appassionare gli italiani alla nascita del nuovo giorno. Convincerli che hanno le qualità per tornare ad essere i protagonisti del loro domani. A partire dalla difficile situazione di oggi.

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